Detroit: Become Human, quando la musica racconta il personaggio

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Detroit: Become Human, quando la musica racconta il personaggio

Il compositore Philip Sheppard rivela come ha messo in musica la personalità e le avventure dell’androide Kara.

Tutto è pronto per la nuova incredibile ed esclusiva avventura targata Sony e Quantic Dream per PlayStation 4, Detroit: Become Human. Sullo sfondo di uno scenario futurista e in un’atmosfera thriller e paranormale, l’umanità si troverà a intrecciare il suo destino con i tre protagonisti del videogioco, gli androidi Kara, Connor e Markus.

I tre personaggi hanno caratterizzazioni molto diverse e peculiari. Le loro emozioni e sensazioni sono messe in risalto, enfatizzate e rappresentate non solo a livello visivo ma anche sul piano musicale, attraverso la realizzazione di una colonna sonora cucita su misura per ognuno da tre diversi compositori, con l’obiettivo ambizioso di accompagnare i giocatori, assecondando i loro stili di gioco.

Philip Sheppard, compositore e musicista, è uno degli autori della colonna sonora di Detroit: Become Human e in questa video intervista ci racconta il lavoro dietro alla composizione del soundtrack dedicata a Kara, un androide donna fuggitivo in cerca della libertà.

Una ricerca emotiva e spirituale che è durata quasi un anno, un tempo che può apparire lungo ma Sheppard racconta che è stato fondamentale per entrare nel profondo del personaggio. Una vera e propria sfida che il compositore ha affrontato calandosi nei panni di Kara, così da percepirne le emozioni, viverne le avventure e sentire sulla sua pelle il passaggio da una vita domestica defilata e protetta a un incontro vis à vis con il mondo, quello selvaggio e libero.

La rappresentazione di Kara in musica è descritta da Philip Sheppard come un’esperienza “molto femminista”, un lavoro sulla parità di genere, dove uomini e donne sono sullo stesso livello. Un personaggio così indipendente e volitivo come quello di Kara non poteva che esprimersi attraverso le note intonate del violoncello e le sonorità di tre distinti pianoforti, una melodia volutamente imperfetta perché il bello sta spesso nelle sbavature.

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