Le cinque fasi della formula del terrore di Until Dawn

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Le cinque fasi della formula del terrore di Until Dawn

Le menti dietro l'imminente horror per PS4 ci spiegano la scienza della paura. Parola a Fred Dutton!

Lo ammetto: sono un fanatico dell’horror. Lo adoro, per me non è mai abbastanza. Datemi un titolo e io lo guarderò: sequel di serie che hanno fatto il loro tempo, grottesche produzioni dell’Europa orientale, produzioni indie che fanno accapponare la pelle, i classici film ammazza-adolescenti e tutto quello che ci sta in mezzo. Per cui Until Dawn, l’horror interattivo in esclusiva per PS4, è un titolo che cattura il mio interesse.

Così lo scorso mese mi sono incontrato con Jez Harris di Supermassive Games, per scoprire come ha intenzione di spaventare a morte dei poveri giocatori innocenti come voi e me. Lui è stato ben felice di espormi alcune delle strategie che lo studio di Guildford sta utilizzando per fare in modo che, quando il gioco arriverà nei negozi durante l’anno, vi ritroviate a vivere in un costante clima di terrore.

1. Fate entrare gli esperti

“I nostri sceneggiatori sono Larry Fassenden e Graham Reznick”, ci spiega Jez. “Sono delle autentiche enciclopedie umane dell’horror e hanno lavorato su numerosi film di successo, come The Innkeepers e Stake Land.”

Il suo è un ragionamento corretto e i nomi sono di assoluta qualità. Se volete scoprire qualcosa del loro lavoro, potete anche dare un’occhiata a The House of the Devil e The Roost.

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2. Serve l’elemento sorpresa

“Abbiamo cercato di fare in modo che l’ambientazione fosse familiare per tutti gli appassionati dei film horror, in modo del tutto deliberato” afferma Jez.

“La nostra intenzione è offrire un film horror giocabile. Vogliamo fare in modo che i giocatori credano di sapere cosa sta per accadere, che si sentano sicuri. Così potremo far accadere qualcosa di inaspettato, mettendoli di fronte a eventi inattesi”

3. Servono molti soggetti per verificare il tutto

“Una delle cose che abbiamo capito fin da subito è che lo spavento causato da qualcosa diminuisce nettamente a ogni partita successiva”, spiega Jez.

“Noi ovviamente giochiamo un sacco con questo titolo, così ci ritroviamo a chiederci se qualcosa fa veramente paura, magari dimenticando che sei mesi fa ci ha terrorizzato. Per questo conduciamo molti test con degli utenti: facciamo giocare persone che non hanno mai visto il titolo, per essere certi che sia sempre d’impatto”.

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4. Occorre padroneggiare la scienza della paura

“Utilizziamo di frequente il sistema della risposta galvanica cutanea, GSR”, prosegue Jez.

“I nostri tester sono collegati a un sistema che controlla temperatura e livello di umidità dell’epidermide. Noi stiamo lì seduti e osserviamo i dati mentre loro giocano: se vediamo un bel po’ di picchi nei valori, sappiamo che stiamo facendo un buon lavoro. E se questi schemi si ripetono su un numero elevato di soggetti, possiamo essere quasi certi di essere sulla strada giusta”.

Mentre questi sfortunati aiutavano gli sviluppatori a realizzare il loro prodotto, Jez ha ammesso con un sorriso che osservare il loro spavento è stato anche piuttosto divertente per il team.

“Ce la siamo spassata guardando i filmati dei test condotti con gli utenti. Abbiamo visto persone sedute a giocare sbirciando attraverso le dita della mano, oppure incapaci di guardare la scena sullo schermo o, ancora, fare appello al proprio coraggio. Finora nessuno ha ancora avuto un attacco cardiaco, ma credo che ci siamo avvicinando!”.

5. Non bisogna seguire le regole

I film horror più belli tengono sempre lo spettatore nell’incertezza, rinunciando a qualche facile spavento per garantire atmosfera ed eventi inattesi. E il team di Supermassive ha ben presente questo fatto.

“Non siamo certo partiti con l’idea di realizzare un gioco che fosse solo una sequenza infinita di spaventi”, approfondisce Jez. “Dopo un po’, questo schema stanca”.

“Per sfruttare al meglio l’elemento horror devono esserci alcune cose facilmente intuibili e altre molto più oscure, altrimenti i giocatori capiscono subito come funziona. Per questo motivo buona parte della storia di Until Dawn trascorre tranquilla, nella certezza che non vi siano pericoli. Magari ci si aspetta qualcosa per cinque minuti, non succede niente, ci si rilassa ed ecco che arriva il colpo di scena. Così è tutto molto più coinvolgente”.

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Per quanto io sia un appassionato del genere, come ho detto, devo ammettere di essere un fan piuttosto codardo. Non importa quanti horror io abbia visto e quanto sia abituato alle strutture e ai ritmi del genere, mi ritrovo comunque a guardarli con le luci accese, tremando e con un cuscino a portata di mano. E dopo aver avuto occasione di provare il gioco, sono davvero felice di poter dire che questo sarà esattamente il modo in cui mi godrò Until Dawn.

“Durante le convention abbiamo visto persone giocare con le cuffie, per immergersi al massimo: sono state letteralmente spazzate via dall’esperienza!” mi canzona Jez quando chiedo il permesso di giocare con la demo da autentico fifone, con il volume basso e senza usare le cuffie.

“Qui stiamo cercando di creare un film horror con il quale si possa giocare. Il modo giusto per giocare a Until Dawn è probabilmente lo stesso che usereste per guardare un horror. Io sicuramente lo farò insieme ai miei amici, altrimenti avrei troppa paura!”.

 

I commenti sono chiusi.

2 Commenti

  • Guardando il video del gameplay sembra carino, ma sto provando il demo di P.T. ed é su di un altro livello…….spettacolo…….alla prima “apparizione” (quando la scritta mi “suggeriva” di guardarmi alle spalle….) ammetto di essere sobbalzato dal divano! :O

  • Da amante degli horror, questo gioco m’intriga sin dal suo primissimo annuncio (quando era inizialmente previsto per PS3 e per Move). Voglio una data d’uscita al più presto…e spero in una versione retail!