Intervista Resident Evil 6: Riuscirà Capcom a ridare nuova vita ai morti viventi?

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Intervista Resident Evil 6: Riuscirà Capcom a ridare nuova vita ai morti viventi?

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Che settimana per il settore videoludico! La pubblicazione di un nuovo gioco della saga Resident Evil è uno di quegli eventi che farebbe venire voglia a lavoratori e studenti di mettersi in malattia (PS Blog non appoggia queste iniziative!) e dedicare tutte le ore del giorno alla nobile arte di fare strage di zombi.

Il sequel di Resident Evil 5, pubblicato nel 2009 e ambientato in Africa, è un prodotto colossale che offre una delle campagne per giocatore singolo più corpose di questo periodo. In vista della pubblicazione di domani, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con il produttore esecutivo Kobayashi-san, il direttore Sasaki-san e il produttore Hirabayashi-san al Tokyo Game Show, per capire come si è mossa Capcom nella creazione di un prodotto così mastodontico.

Che cosa differenzia Resident Evil 6 dai suoi predecessori?

Sasaki: Credo sia il dramma umano che volevamo trasmettere. Il copione è davvero intenso e cercare di fondere tutti gli elementi della sceneggiatura al progetto di gioco è stata un’impresa enorme. Mentre scrivevamo la sceneggiatura, abbiamo cercato di incorporare la progettazione dei livelli e il design del gioco stesso per creare un tutt’uno armonioso. Quello è stato il compito più arduo.

All’inizio dello sviluppo, è partito da una storia o ha dato la precedenza ai meccanismi di gioco e ad altri elementi particolari?

Sasaki: All’inizio rifletto su una varietà di aspetti che vorrei implementare nel gioco, ma di solito non hanno un filo logico e in quella fase sono indipendenti da qualsiasi storia. Per esempio, quando abbiamo iniziato a lavorare a questo gioco, avevo in mente l’immagine di Chris e Leon che si puntavano le pistole contro. Mi sarebbe piaciuto realizzare quell’idea, ma in quel momento non avevo ancora pensato alla storia. Mi sembrava semplicemente affascinante… ma come arrivarci? Come possiamo creare una storia avvincente su quel concetto e aggiungere elementi horror per farla funzionare?

La serie Resident Evil è famosa per l’uso di dialoghi eccessivamente drammatici, frasi fatte e tormentoni. Questi aspetti vengono inseriti intenzionalmente nel copione?

Sasaki: Ne siamo consapevoli, ma non forziamo la mano per crearli. Quando sviluppiamo la storia, cerchiamo di trovare delle frasi che possano riflettere gli eventi narrati. Tutto deve abbinarsi alla storia. Ci sono delle espressioni che mi piacciono in modo particolare, e anche i fan hanno le loro preferenze, però non diciamo mai “mettiamo questa frase nel copione perché piacerà a tutti e diventerà un tormentone”. Non è intenzionale, ma credo sia qualcosa che nasce dall’esperienza di ognuno di noi con i videogiochi.

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Resident Evil 6 è un gioco enorme. Non temete che i giocatori non riescano a finirlo?

Sasaki: Sì, siamo un po’ preoccupati, ma è proprio per questo che abbiamo sviluppato un nuovo servizio legato a Resident Evil 6, chiamato REnet. Speriamo che serva a motivare i giocatori a proseguire. Servirà a connettersi con gli amici creando uno stimolo a completare il gioco grazie a una varietà di aspetti.

Uno degli elementi di base consiste nel fatto che possiamo controllare i progressi degli amici e vedere come se la stanno cavando e loro potranno fare la stessa cosa, quindi sarà una sfida a chi fa più progressi, per dimostrare di essere più in gamba degli altri. Esistono vari modi per confrontare i progressi con gli amici. Il sistema è compatibile con Twitter e Facebook, quindi si possono ottenere delle notifiche sull’attività degli amici. Questo dovrebbe stimolare i giocatori a proseguire e arrivare alla fine del gioco.

Resident Evil 5 supportava in modo eccellente le funzioni del controller di movimento PlayStation Move. Ci sarà qualcosa di simile nel sequel?

Per adesso non è in programma.

Può dirci qualcosa in più sui programmi successivi alla pubblicazione?

Sasaki: Non possiamo ancora rivelare i contenuti scaricabili che stiamo preparando, ma nel giro di poco tempo annunceremo i contenuti aggiuntivi di Resident Evil 6. Il nucleo del gioco è così denso di contenuti che i giocatori impiegheranno un bel po’ prima di essere pronti per le aggiunte.

So che la community di PlayStation vorrebbe vedere Resident Evil anche su PS Vita. Può dirci se è in programma?

Sasaki: Beh, innanzitutto mi fa piacere sapere che c’è richiesta. Bisognerà esaminare questa opzione e se ci sono abbastanza utenti interessati a Resident Evil su PS Vita, sarà sicuramente presa in considerazione.

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I fan di Resident Evil sono particolarmente entusiasti e non si vergognano a far sentire la propria voce se non approvano la direzione intrapresa dal gioco. È difficile soddisfarli sempre?

Kobayashi: Mi piace pensare che Resident Evil sia un bambino, mentre i fan e noi ideatori siamo i genitori. I giochi sono il prodotto di entrambi e come tutti i genitori, non sempre ci si trova d’accordo su come allevare un figlio.

Ovviamente abbiamo sempre un occhio di riguardo ai pareri degli utenti e cerchiamo di tenerne conto mentre sviluppiamo il gioco, ma creare un’esperienza innovativa e offrire qualcosa di originale e avvincente è il nostro lavoro. Vogliamo essere sicuri che le nostre idee siano gradite, ma la reazione iniziale potrebbe non essere sempre positiva. Ascoltiamo i fan, ma non possiamo sentirci vincolati ad ogni passo, altrimenti lo sviluppo della serie finirebbe per arenarsi.

Il genere zombi è sempre più sfruttato in questo periodo. Secondo lei, c’è ancora spazio per l’innovazione?

Hirabayashi: Credo che ci sia ancora spazio per l’innovazione. Bisogna sempre pensare un passo avanti, fatto sta che l’elemento zombi è quasi un genere a sé stante. Ci si può fare un po’ di tutto. Per il prossimo Resident Evil dovremo metterci a tavolino e riflettere sugli elementi che non sono ancora stati affrontati.

Dopo tanti anni di lavoro su RE6 non spaventa l’idea di doverne iniziare già un altro?!

Hirabayashi: Sì, se si parlasse già del prossimo capitolo della serie, sarei terrorizzato! Ma per adesso siamo tutti concentrati su Resident Evil 6.

The Resident Evil 6 team

I commenti sono chiusi.

7 Commenti

  • Spero che risolvano al più presto il problema per le copie digitali. E’ assurdo che per chi ha effettuato il pre-ordine ora non è possibile giocare al gioco, pur avendolo pagato e scaricato sulla play.

  • x me la serie è morta e sepolta,piu brutto di cosi non lo potevano fare,non ha piu niente di horror,è diventato un comune FPS di bassa lega.

  • myself85enrico

    anche ad un mio amico non parte la versione pre ordinata digitale non capisco xke

  • myself85enrico

    ok

  • Ebbè. Un pò azzardato dire che è sepolta come serie.
    Almeno di chi apprezza il gioiello Capcom da anni solo per seguire il succedersi della serie è tutt’altro che scontato o morto. Se vogliamo fare una “discussione seria” allora direi che: a mio avviso che sia diventato un prodotto con uno stile diverso di gioco è vero, ma non per questo è roba da scartare. Su questo concordo ma non sulla trama e sul coinvolgimento che crea solo questo titolo, un titolo che rimane importante sempre.

  • Ho giocato la demo di RE6 e devo concordare con chi dice che RE sia ormai diventato un FPS. Io ho trovato quasi mancante la componentistica horror (e anche quella survival. Questione di difficoltà?). Sarà che mi sono abituato agli zombie? So solo che ad agosto ho giocato a Dead Space 2 che mette paura solo a pronunciarlo xD. Comunque i RE restano giochi con trame appassionanti. A voi cosa non piace del nuovo RE?

  • Investigaelfo

    RE6 ha decisamente virato (già da un po’ a dirla tutta), da survival horror a fps-action-horror. Ma da lì a dire che è brutto ce ne corre, eh, parecchio anche. Certo, se uno vuole un survival horror deve cercare altrove… concordo comunque con @G-unit-GS, i Dead Space (sia il primo che il 2)fanno paura solo a pronunciarli! 😀