Intervista sul film di Gran Turismo: la storia di come Jann Mardenborough è passato da giocatore a pilota

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Intervista sul film di Gran Turismo: la storia di come Jann Mardenborough è passato da giocatore a pilota

"La prima volta che sentii parlare del film mi sembrò surreale... e ancora adesso mi sembra strano".

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Jann Mardenborough, il giocatore passato dalle piste digitali a quelle vere a cui è ispirato il film di Gran Turismo: gli argomenti trattati variano dalla sua esperienza nella GT Academy alla guida acrobatica per il film che parla della sua incredibile vita. 

Guardate la nuova clip del film prima della sua uscita nei cinema italiani il 20 settembre:

Intervista sul film di Gran Turismo: la storia di come Jann Mardenborough è passato da giocatore a pilota

Inutile dire che la tua storia, che da fan di Gran Turismo ti ha portato a diventare un pilota professionista e soggetto per un film di Hollywood, dev’essere davvero incredibile. Ora che manca così poco all’uscita del film, che cosa provi?

La prima volta che sentii parlare del film mi sembrò quasi surreale, ancora adesso mi sembra strano. Ancora non riesco a credere che la mia storia rimarrà “per sempre”. Sto ancora cercando di metabolizzare il fatto che le future generazioni potranno conoscere la mia storia e il mio nome. Mi piace pensare che i miei nipoti un giorno potranno esserne fieri.

Ma torniamo al principio di tutto, che cosa ti spinse inizialmente a iscriverti alla GT Academy? C’è stato un momento decisivo?

Volevo diventare un pilota di corse da quando avevo cinque o sei anni. Ma crescendo il sogno sembrava sempre più irrealizzabile: provenivo da una famiglia “normale”, con due genitori che vivevano vite normali con dei lavori normali. Non conoscevo nessuno che potesse farmi da sponsor, quindi archiviai definitivamente l’idea ai tempi della scuola. Ero troppo giovane per entrare nella GT Academy, e comunque avevo troppo da fare con la scuola a quei tempi.

Fu nel 2011 che le stelle finalmente si allinearono. Avevo mollato l’università solo tre mesi prima, così mi sono ritrovato a dover puntare tutto su una carta sola. Ho pensato, “Vediamo fin dove riesco ad arrivare”. 

Com’è stata l’esperienza formativa alla GT Academy, e quali sono stati i fattori più difficili a cui adattarsi quando hai iniziato a guidare nei circuiti reali? Quali sono le differenze che ti hanno maggiormente colpito quando hai iniziato a guidare da professionista?

Il cambiamento più grande a cui ho dovuto adattarmi è stato il campo visivo. A casa, ho sempre giocato a GT su un piccolo schermo da 17 pollici. È quello che ho usato per anni. 

Quando sono salito a bordo di una vera automobile, con un istruttore seduto al mio fianco, con tanto di specchietto per controllare dove puntava il mio sguardo, divenne subito chiaro che fissavo costantemente a terra invece di guardare in avanti lungo il tracciato. Il campo visivo a bordo di un’automobile è molto diverso da quello offerto da una piccola TV: durante una gara, ti ritrovi spesso a guidare nella direzione opposta in cui stai attualmente guardando. Ci sono voluti mesi di riprogrammazione mentale e adattamento. 

Poi divenne tutto più facile, anche quando, a 19 anni, mi sono ritrovato al volante di una GTR da 485 cavalli sul circuito di Silverstone. Mentre mi stavo allacciando le cinture ho pensato “OK, come andrà a finire adesso? E, beh, mi sembrò tutto naturale. Dai freni all’acceleratore, al modo in cui l’auto sterzava e si comportava in curva, mi sembrò tutto stranamente familiare. Fatta eccezione per le vibrazioni e il feedback trasmesso dal volante e il sedile, l’automobile si comportò esattamente come mi aspettavo, grazie alle sessioni di gioco su GT.

Probabilmente è stato molto d’aiuto anche il fatto che a 19 anni mi sentissi molto più spericolato. Volevo solo correre e migliorare il più rapidamente possibile.

Questo periodo di adattamento relativamente semplice testimonia la qualità simulativa dei titoli della serie GT? L’esperienza sarebbe risultata molto diversa se non avessi trascorso tanto tempo su questi giochi? 

Certamente. Non avevo alcuna esperienza di guida sportiva professionale; non ero mai sceso in pista, neppure sui go-kart, e la prima volta che avevo guidato in autostrada era stato per recarmi alla GT Academy. A quell’epoca della mia vita, non mi ero mai allontanato più di 50 o 60 chilometri da casa mia a Cardiff. Tutti i miei amici abitavano lì, quindi non avevo motivo per spingermi oltre.

Ero praticamente una tabula rasa, e credo che questo si rivelò un vantaggio. Non avevo preconcetti su come guidare un’auto sportiva, su come portarla al limite. L’unica cosa che avevo era il gioco, e questo mi aiutò ad assorbire più facilmente le istruzioni che ricevevo. Non ho dovuto togliermi cattive abitudini, magari dovute a consigli sbagliati. 

Per quanto mi riguarda, i giochi di Gran Turismo mi hanno permesso di fare a meno delle decine di migliaia di dollari che alcuni genitori solitamente spendono per preparare i figli a diventare piloti sportivi. Grazie al gioco sono riuscito a saltare questo passaggio. 

Oltre a prestare la storia della tua vita per la premessa del film, hai anche avuto l’opportunità di esibirti in alcune sequenze di guida acrobatica, come controfigura dell’attore che interpreta il tuo personaggio. Che tipo di esperienza si è rivelata? Sei stato coinvolto anche in altri aspetti della produzione? 

Mi hanno proposto di filmare queste sequenze di guida all’inizio dello scorso anno, ma i produttori non mi erano sembrati del tutto convinti, avvertendomi che avrei dovuto avere molta pazienza. Ma non è stato un problema. Gli ho subito risposto: “Contate pure su di me, sarà fantastico”. Non potevo rinunciare all’occasione di far parte di questo aspetto fondamentale del film, per me rappresentava un ruolo molto più significativo rispetto, diciamo, a un semplice cameo.

Durante la preparazione ho avuto la possibilità di conoscere alcuni piloti acrobatici a dir poco leggendari… come Steve Kelso, che ha guidato in “Ricky Bobby”, e il pilota di Kitt in Supercar. Questi super veterani facevano parte del team ed è stato un onore poter imparare da loro. 

Comunque, sono stato coinvolto nel progetto sin dalla prima stesura del copione che risale al 2019, e tutte le persone con cui ho collaborato in Sony Pictures sono state fantastiche. È stato molto gentile da parte dei produttori rendermi partecipe del progetto, tenendo anche conto dei miei feedback su ogni versione del copione.

Una volta sul set, mi hanno chiesto se volevo dare una mano nella revisione delle sessioni di girato, ma ho preferito declinare l’offerta perché non era il mio campo. Ero più che soddisfatto del copione e del cast, ma non avevo proprio idea di come valutare delle riprese ancora in corso. Non è il mio campo, appunto. 

Ora che la fase di produzione è terminata e Gran Turismo si avvicina all’uscita, che direzione credi prenderà la tua carriera?

Posso spingermi a fare una previsione di al massimo due anni, andare oltre sarebbe semplicemente troppo difficile, comunque voglio partecipare a tutti costi a Le Mans. Quella competizione sarà il mio obiettivo per il prossimo anno. Vorrei anche tornare in Giappone per competere in Super GT. Ma al momento ho spazio anche per altro: intendo correre come professionista ancora fin verso i 50 anni. Non ho ancora raggiunto l’apice della mia carriera e sono ancora pieno d’entusiasmo e ambizione. 

Cosa speri riesca a trasmettere la tua storia al pubblico che andrà a vedere il film?

Spero che dimostri alla gente che quando ti metti in testa qualcosa, qualsiasi cosa, con la giusta determinazione puoi realizzarla. Ovviamente, non è una cosa facile, ma si vive una volta sola… perché dovresti passare anni a fare qualcosa che non ti soddisfa o non ti stimola? Quindi spero che la storia di Gran Turismo incoraggi le persone a intraprendere nuovi percorsi nelle proprie vite, per sentirsi più realizzati e soddisfatti. Io sono stato molto fortunato ad avere quest’opportunità a 19 anni.

E per concludere l’intervista, abbiamo una serie di domande veloci:

Qual è il tuo gioco preferito della serie? 

Sono indeciso tra Gran Turismo 2 e 3. Entrambi hanno fatto passi da gigante rispetto ai predecessori, esercitando un impatto notevole su di me ai tempi dell’uscita. Gran Turismo 2 aveva un parco veicoli e una selezione di circuiti superiore (e l’intro migliore), ma il salto di qualità grafico compiuto da GT3 è stato memorabile. Ricordo ancora con piacere quando uscì, passai l’intera estate a giocarci. 

La tua auto preferita in Gran Turismo? 

La Toyota GT-One di Gran Turismo 2, l’LMP.

La tua auto preferita nella vita reale? 

La Nissan GTR GT500 che ho guidato in Giappone dal 2017 alla fine del 2020.
È una vera e propria auto da corsa: due litri, 700 cavalli, un sacco di peso e deportanza.

Il tuo circuito preferito in GT?

Grand Valley Speedway, senza dubbio. Vorrei che esistesse davvero un tracciato così: è bellissimo e ha un’atmosfera incredibile. 

Il tuo circuito preferito nelle gare da professionista? 

Sportland Sugo, una piccola pista a Sendai (a nord di Tokyo). È come una Nürburgring in miniatura.

La tua traccia musicale preferita della serie GT?

“My Favourite Game” di GT2 e, ovviamente, “Moon Over the Castle”. Sono ancora nella mia playlist di allenamento, perché la nostalgia mi dà la carica!


Gran Turismo 7 è disponibile ora su PlayStation 5 e PlayStation 4, oltre che su PlayStation VR2 dopo un aggiornamento gratuito uscito all’inizio dell’anno. 

Gran Turismo uscirà il 20 settembre esclusivamente nelle sale cinematografiche.

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